Pubblichiamo di seguito l’intervento di Andrea Marsiletti, autore del romanzo ucronico “Se Mira, se Kim“, in merito a un certo antifascismo.

 

In questi giorni sono comparse due scritte “gemelle” sui muri di Parma: una ha imbrattato la sede del Partito Comunista di Parma con la frase “Più stalinisti morti”, l’altra il sottopasso tra via del Mercati e via Savani con la dicitura “Più sbirri morti”.

La prima, sebbene non rivendicata da alcuno, dovrebbe essere riconducibile a gruppi di destra, la seconda è firmata con orgoglio da “Parma Antifascista”, con tanto di falce e martello.

Oltre che dal linguaggio, i protagonisti di tali insozzamenti sono accomunati anche l’ignoranza.

Ritenere possa essere considerato spregiativo per un Partito Comunista allo 0,5% l’accostamento a Stalin, Maresciallo dell’Unione Sovietica che ha liberato l’Europa e l’Umanità dall’occupazione e dalla minaccia dei nazisti, la dice lunga sulla conoscenza della storia di questi personaggi.

 

 

Più grave è la scritta di via Savani. E non solo per lo spregio alla parte migliore del nostro Paese, ma perchè questi sedicenti marxisti non sanno che le forze dell’ordine e l’esercito sono storicamente stati sempre al vertice della società comunista. I bolscevichi si guardavano bene dall’appellarli come “sbirri” e augurare loro la morte. Al contrario, gli attribuivano un ruolo preminente per proteggere il popolo, ne teorizzarono l’unicum con esso e attaccavano la borghesia perchè colpevole di cercare in ogni modo di separare l’esercito dalle masse. Nella Repubblica dei Soviet popolo e soldati coincidevano, “militari e operai vengono istruiti nelle stesse scuole, seguono gli stessi corsi, partecipano insieme agli incontri e alle manifestazioni. In molte occasioni gli operai affidano le loro bandiere all’esercito e viceversa. Il potere sovietico può lottare con successo contro i suoi nemici solo grazie all’unione realizzata fra l’esercito e il proletariato. Più la classe operaia sarà solidale con l’esercito e viceversa, più la nostra potenza militare sarà forte. Perciò il Partito comunista deve sostenere, sviluppare e rafforzare questa solidarietà.”

 

 

Fin a un personaggio discusso e discutibile come Trotsky tutti i comunisti riconoscono quantomeno un merito, uno solo: essere stato il fondatore e il comandante dell’Armata Rossa.

Nella Repubblica popolare cinese Mao scriveva che “il popolo è come l’acqua e l’esercito come il pesce”, proprio per evidenziare la continuità vitale tra i due capisaldi della società socialista.

Per non parlare della Corea del Nord che ha elaborato con Kim Jong Il e praticato con Kim Jong Un la teoria del Songun, che stabilisce la priorità all’esercito e alle forze dell’ordine nell’allocazione delle risorse statali.

Chi invoca la morte degli “sbirri”, pertanto, oltre a proferire parole disgustose e inaccettabili, si pone in antitesi con la storia passata e presente di tutti i Paesi comunisti ai quali, a parole, dicono di ispirarsi.

La fortuna di questi gruppi antifascisti, che mi guardo bene dall’accumunare all’antifascismo costituzionale, è di agire in Italia e non nell’Urss, di imbrattare con queste provocazioni i sottopassi della ferrovia di Parma e non i muri di Piazza Tienanmen o della Rivoluzione all’Avana, di non aver mai messo piede a Pyongyang.

Stalin, Mao e Fidel ieri, e Xi Jinping e Kim Jong Un oggi hanno fucilato per molto meno.

Andrea Marsiletti