Pubblichiamo di seguito l’intervento di Andrea Marsiletti, scrittore del romanzo ucronico “Se Mira, se Kim” (disponibile su Amazon) ambientato nel 2021 in un’Italia stalinista alleata della Corea del Nord.

 

Non so se il summit tra Kim Jong Un e Trump si farà il 12 giugno a Singapore.

So solo che prima o poi si farà.

Oggi la Corea del Nord fa parte ufficialmente e a tutti gli effetti nell’elite delle potenze militari nucleari insieme a USA, Russia, Cina, Regno Unito, Francia, India, Pakistan e Israele.

Kim Jong Un è diventato un interlocutore internazionale imprescindibile e Trump è costretto a sedersi al tavolo con lui. Questo prevedono la teoria e la pratica della “pace nucleare”, ovvero la “mutua distruzione assicurata” che si ottiene quando due Paesi dispongono entrambi di armi nucleari.

Mai nella storia un Paese nucleare è stato attaccato.

La bomba nucleare impone la pace, perchè l’alternativa sarebbe sì la distruzione del nemico ma pure la propria, se non quella del resto del mondo. La condizione è che il Paese destinatario dell’offensiva militare disponga della cosiddetta “capacità di secondo colpo”, cioè della possibilità di reagire e arrecare altrettanto danno a fronte di un attacco preventivo a sorpresa che mirasse a distruggere immediatamente i suoi sistemi di lancio, gli aeroporti con bombardieri nucleari, i porti e i depositi di armi nucleari.

Ma con quei missili nucleari nordcoreani trasportati da mezzi mobili che hanno sorvolato il Giappone potevano arrivare fino agli Stati Uniti, la Corea del Nord ha dimostrato di essere capace di secondo colpo, ma direi anche di terzo, quarto, quinto….

Trump lo ha capito bene, e ha iniziato subito a negoziare. Bisogna dargli atto di avere dimostrato, fino ad ora, più pragmatismo e più umiltà di qualunque altro suo predecessore. Anche più intelligenza nella comprensione e nel tacito riconoscimento dell’abilità di Kim Jong Un.

Ieri il presidente sudcoreano Moon ha dichiarato che la Corea del Nord è pronta alla “denuclearizzazione completa”. Non credo che sulla base di promesse di non aggressione di uomini politici americani che tra qualche anno non saranno più in carica, Kim Jong Un smantellerà il suo arsenale atomico, alla cui realizzazione negli ultimi decenni ha dedicato ingentissime risorse, così come previsto dalla politica del Songun che ha posto l’esercito in posizione prioritaria nell’allocazione dei finanziamenti statali.

Kim Jong Un potrà ridurre qualcosa ma manterrà il proprio deterrente nucleare per assicurarsi la pace, non certo per promuovere guerre.

Al più distruggerà qualche sito per i test nucleari… perchè di essi non ha più bisogno, non essendoci più necessità di testare alcunchè.

Ma la Corea del Nord non ha vinto solo la battaglia militare ma anche diplomatica. E’ passata dall’essere il “Paese eremita” e “canaglia”, solo contro tutto il mondo, a quello che ha portato dalla sua parte prima la Cina, poi la Russia, l’Iran e infine la Corea del Sud. E, chissà, magari presto anche gli Stati Uniti.

Un successo politico che ha dell’incredibile, forse senza precedenti per efficacia e rapidità nella storia recente della politica internazionale.

E per fortuna che Kim Jong Un era accreditato da tutti i media del mondo come un pazzo. Fosse un genio cosa sarebbe stato capace di fare?

Andrea Marsiletti