Da tempo, ma mai come in queste ultime settimane, la battaglia politica si gioca tutta sui migranti, e non solo in Italia.

Il centrosinistra ha fatto del salvataggio dei barconi il suo cavallo di battaglia, la sua bandiera distintiva, così come, specularmente, lo ha fatto la Lega.

Il risultato elettorale è stato parimenti speculare: i partiti immigrazionisti quali Pd, Leu, Radicali e altre sigle sedicenti comuniste hanno dimezzato i voti, Salvini li ha raddoppiati e, chiudendo un porto, è accreditato oggi del 30% dei consensi.

A forza di parlare di diritti altrui e di drenare risorse, le difficoltà economiche e sociali delle famiglie italiane si sono saldate col tema dell’immigrazione e la sinistra ha distrutto se stessa.

Tra l’altro in modo paradossale, negando la Storia! Storicamente i Paesi del socialismo reale non si sono mai distinti nell’accoglienza, piuttosto nella costruzione di muri (ad esempio Berlino) e di fili spinati lungo la Cortina di Ferro. Al più accoglievano qualche comunista perseguitato politico. La sinistra italiana oggi si spinge a negare fin la l’esistenza dei confini nazionali… e pensare che le frontiere dei Paesi socialisti erano sacre e invalicabile, in entrambe le direzioni, in ingresso quanto in uscita. Se qualcuno cercava di introdursi clandestinamente nell”Urss di Stalin, nella Cina di Mao, nella Cuba di Fidel Castro, nel Vietnam di Ho Chi Minh o in Corea del Nord non lo aspettava un tè caldo ma una pallottola in fronte sparata da un soldato dell’Armata Rossa o dall’Esercito popolare, da una Guardia Rossa, da un Vietcong o da un Khmer Rosso.

Anche affrontando la questione dal punto di vista degli ideali i conti non tornano. I comunisti hanno sempre avuto in testa il mito della Rivoluzione contro l’oppressore del proprio Paese, che si sublimava nel sacrificio sul campo di battaglia, non la fuga. “Indietro? Neanche per prendere la rincorsa” era il motto di Che Guevara. Se questi avesse preso in mano un remo invece di un fucile, a Cuba ci sarebbe rimasto il dittatore Batista. Che Guevara e Fidel Castro sono sì saliti su una barca, ma hanno fatto la rotta inversa a quella dei migranti: non insieme agli scafisti da Cuba alla Florida, ma dal Messico a Cuba sulla Gramna, insieme a 80 combattenti, per fare la Rivoluzione.

I comunisti non sono mai stati dei buonisti… diciamocelo, in più di un’occasione i “diritti” sono passati in secondo, terzo, trentesimo piano a fronte dell’interesse collettivo, in difesa del quale, imprigionavano e fucilavano. “Quando si tagliano le teste, non si bada ai capelli” diceva Stalin. Non sono mai stati neppure dei filatropi. Nessuno poteva pensare di vivere trascorrendo la giornata sulla panchina del parco mantenuto dalla collettività, senza lavorare. Il Maresciallo dell’Urss lo spiega in modo inequivocabile: “Nel regime socialista non esistono più né sfruttatori né sfruttati. I prodotti vengono ripartiti secondo il lavoro compiuto e secondo il principio: ‘Chi non lavora non mangia‘”. Nessun pietismo, quindi: chi non lavora, non mangia.

La sicurezza del Popolo è sempre stato una priorità assoluta dei regimi comunisti. Figuriamoci se Stalin o Kim Jong Un avrebbero consentito questo impatto dell’immigrazione incontrollata sul Popolo che è il più colpito dal fenomeno, se non l’unico perchè i padroni che abitano nei quartieri alla moda non li vedono neanche gli immigrati, se non quando li chiamano a lavorare nelle aziende o nei campi spesso con compensi schiavisti.

Figuriamoci se nell’Urss di Stalin o nella Corea di Kim Jong Un le ONG potrebbero entrare, trasportare e scaricare persone e agire rivendicando indipendenza dalle disposizione del Governo. E’ un comportamento che mi sentirei di sconsigliare.

Figuriamoci se un Sistema socialista che programmava anche la produzione delle caramelle, avrebbe lasciato il flusso migratorio libero di svilupparsi qualitativamente e quantitativamente a suo piacimento, al più seguendo le regole del mercato degli scafisti piuttosto che degli sfruttatori di esseri umani.

Ed è questo il punto, ed è questo il mio pensiero: l’immigrazione è giusta e positiva, arrivo a dire indispensabile e pure una ricchezza culturale, se controllata e legale. Se incontrollata e illegale, utopica, ovvero senza la definizione di limiti e regole, e per di più scaricata su un solo Paese perchè gli altri mentre fanno le romanzine schierano l’esercito ai confini, è insostenibile.

Ma qualche libro lo hanno letto? A quale percentuale deve ancora precipitare la sinistra italiana per capirlo?

Non è di questa sinistra antipopolare che l’Italia ha bisogno. 

Andrea Marsiletti