Intervista a Francesco Alarico della Scala, uno dei più grandi conoscitori dell’ideologia nordcoreana dello Juche, vicedirettore del Centro studi sulle idee del Juché di Milano ed esponente dell’associazione di amicizia Italia-Corea del Nord.

Come è nata questa tua passione per l’ideologia del Juché, di cui sei un profondo studioso?

Nel Juché si incontrano i miei due grandi interessi culturali: la storia del socialismo reale e la filosofia. Studiando la parabola dell’Unione Sovietica e degli altri Paesi socialisti, sono sempre andato in cerca di una spiegazione razionale della catastrofe del 1989-91, di una spiegazione che non imputasse frettolosamente la catastrofe al solo tradimento revisionista (che pure indubbiamente vi fu) e che nemmeno si appiattisse sulle interpretazioni apologetiche di chi suole descriverla come una prova del “fallimento del comunismo”.

Entrando in contatto con le mode filosofiche dominanti – il postmodernismo, il neopositivismo e le sempre nuove incarnazioni del materialismo volgare – e soprattutto con i loro riflessi sulla psicologia sociale e sulle convinzioni ideologiche delle masse, ho notato che la dimensione comunitaria dell’esistenza umana resta spesso esclusa dal campo visivo oppure viene ridotta a semplice “costrutto culturale” arbitrario, da eliminare in nome della biologia e dei desideri soggettivi individuali, innescando una spirale di contraddizioni insuperabili nell’orizzonte antropologico del capitalismo. La migliore risposta ad ambedue i problemi si trova nelle opere del Generale Kim Jong Il, insigne pensatore e teorico delle idee del Juché.

Quali sono i testi che fin qui hai tradotto?

Mi sono concentrato sulle principali opere scritte da Kim Jong Il negli anni dal 1990 al 1995, raccolte nel volume “Per la vittoria della causa socialista” che spero di poter dare alle stampe il prossimo anno, opere destinate all’analisi delle cause del crollo del socialismo nei paesi del Patto di Varsavia e all’indicazione della via da seguire per evitare di condividerne la tragica sorte.

Di Kim Il Sung esistono già molti volumi ed opuscoli in italiano, per quanto vecchi e rari, quindi mi sono limitato a tradurre la “Legge sulla completa abolizione delle tasse” del 1974 e ora sto lavorando su un capitolo del terzo volume delle sue memorie. Di Kim Jong Un ho tradotto gli interventi al Plenum del CC del marzo 2013, fondamentali per comprendere la sua nuova strategia di sviluppo parallelo della deterrenza nucleare e dell’edificazione economica, la dichiarazione dello scorso 22 settembre contro Trump, vari brani del rapporto all’ultimo congresso del partito e di altre opere minori.

In cosa, in particolare, il Juché si è differenziato dal marxismo-leninismo, per definire una sua via al Socialismo?

Il Juché nacque come applicazione creativa del marxismo-leninismo alla realtà coreana, ma proprio sulla base di una tale applicazione – più rigorosa e coerente di quella dei sovietici e dei cinesi – i dirigenti del Partito del lavoro di Corea poterono individuare i limiti storici della dottrina classica e trasformarono il Juché in una nuova filosofia rivoluzionaria originale. È impossibile illustrare in questa sede le numerose novità introdotte dai leader coreani, perciò mi accontento di osservare che ogni innovazione teorica va fatta risalire ai princìpi filosofici enunciati da Kim Jong Il e in particolare alla sua nuova definizione dell’uomo come essere sociale sovrano, creatore e cosciente.

Nonostante i geniali spunti contrari di Gramsci e dello stesso Marx, gran parte dei marxisti assume infatti una posizione nichilista rispetto alla natura umana, che viene trattata come un mero fantasma metafisico e integralmente sciolta nel divenire storico, o meglio nella piatta cronologia degli eventi; laddove i difensori del capitalismo, al solito, vedono l’uomo come un essere intrinsecamente egoista, aggressivo e prevaricatore, di per sé refrattario a qualsivoglia “utopia” comunista.

I teorici coreani dispongono bensì di un concetto normativo di natura umana che non solo funge da canone interpretativo della storia sociale, concepita come storia della lotta delle masse popolari per il Chajusong (sovranità nazionale ed emancipazione sociale), ma anche e soprattutto da criterio direttivo che regola tutte le attività del partito e dello Stato. Sicché lo spirito sovrano si traduce nel radicamento del Juché nella sfera ideologica, nella conquista della sovranità politica e nel raggiungimento dell’autonomia (non autarchia, come spesso erroneamente si afferma) economica, nonché nella garanzia dell’autodifesa in materia di sicurezza nazionale. Le esigenze della creatività implicano invece il ricorso alla linea di massa e all’analisi concreta della situazione concreta. L’enfasi sulla coscienza ideologica dell’uomo determina infine la priorità accordata al lavoro politico e alla trasformazione della mentalità del popolo. Quest’ultimo elemento è ciò che meglio distingue il socialismo coreano da quello degli altri paesi.

La sinistra italiana oggi ha un rapporto “difficile” con l’esperienza nordcoreana: sono pochi quelli che si schierano pubblicamente dalla parte di Kim Jong Un persino nello scontro con Trump. Perché?

Più che altro per un misto di ingenuo pacifismo e di cronica ignoranza delle più elementari leggi della geopolitica e della strategia di deterrenza, ovvero per l’incapacità di comprendere che la pace si costruisce preparandosi alla guerra, non implorando la pietà del nemico. Purtroppo la storia insegna ma non ha scolari, anche dopo le brutali aggressioni contro la Jugoslavia, l’Iraq, la Libia, la Siria e altri paesi sprovvisti di armi nucleari da rappresaglia. A ciò si aggiunga il capillare lavaggio del cervello cui l’opinione pubblica straniera si trova esposta ogni qualvolta i media parlano di Corea del Nord, fra truculente fake news e vetusti stereotipi razzisti, e la frittata è fatta.

Poi la forma mentis della cosiddetta sinistra italiana, e occidentale in genere, è stata irrimediabilmente plagiata dall’ideologia dominante. Dopo le ultime velleità pseudorivoluzionarie del ‘68, il capitalismo ha sfruttato con estrema astuzia le lacune teoriche della sinistra – lacune che si riassumono nella mancanza di Juché – storpiando e falsificando quasi ogni principio dell’ideologia socialista, colonizzando gli spazi di costruzione dell’identità e dell’immaginario dei propri ormai ex avversari, reintegrati alla perfezione nel sistema. Personalmente sottoscrivo la diagnosi di Costanzo Preve sull’esaurimento storico della dicotomia di destra e sinistra nel panorama politico occidentale e credo che la propaganda a favore del socialismo coreano debba svolgersi in modo trasversale, sganciandosi con fermezza dalle cariatidi della sinistra tradizionale che celano il proprio tradimento dei princìpi di classe sbandierando un “antifascismo” puramente folkloristico e testimoniale.

Quali sono oggi i partiti italiani che più di avvicinano all’esperienza coreana per contenuti ideologici, prima ancora che per solidarietà politica?

Parliamoci chiaro: oggi come oggi non esiste un partito jucheano in Italia. L’esperienza politica più vicina al modello coreano era il defunto Socialismo Patriottico (già Stato&Potenza), movimento che ha dato un contributo inestimabile al lavoro della KFA – Italia prima di chiudere i battenti nell’estate del 2016.

Nella galassia comunista simpatizzano per la Corea popolare il partito dei Carc, il Pci di Alboresi e il Pc di Rizzo. Però va detto che l’atteggiamento varia parecchio da un militante all’altro, perfino all’interno del medesimo partito: se nel nostro Paese la conoscenza della Repubblica popolare democratica di Corea è ancora poco diffusa, la sua ideologia è pressoché sconosciuta anche in ambienti comunisti. Pertanto esiste chi apprezza la Corea ma non il Juché, giudicato idoneo solo al contesto locale nella migliore delle ipotesi e bollato come una pericolosa corrente “rossobruna” nei casi peggiori.

Andrea Marsiletti

 


 

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“Se Mira, se Kim” è un romanzo ucronico ambientato nel 2021 in un’Italia che è diventata stalinista dopo la Rivoluzione del 1948 ed è alleata della Corea del Nord del Grande Maresciallo Kim Jong Un. Nel contesto di una storia alternativa, il libro è un viaggio nelle ideologie Juche e marxista-leninista e racconta ciò che è stato ed è il Socialismo nel mondo reale.

Sinossi (descrizione)Autore (Andrea Marsiletti)