Ringrazio Kim per il suo coraggio e i passi intrapresi verso la pace.” Le parole di Trump pronunciate qualche giorno fa all’Assemblea generale delle Nazioni Uniti a New York sono solo l’ultimo tributo al Maresciallo della Corea del Nord, che segue quelli del leader cinese Xi Jinping, del Presidente della Russia Vladimir Putin, del Presidente della Corea del Sud Moon Jae-in, del Presidente della Siria Bashar al-Assad, del Presidente dell’Iran Hassan Rouhani, del Presidente dell’India Ram Nath Kovind, del Presidente di Cuba Raul Castro, del Re della Thailandia Maha Vajiralongkorn.

Era dai tempi di Stalin che un leader socialista non saliva così alla ribalta internazionale.

Kim Jong Un è in uno stato di grazia, un po’ come Paolo Rossi ai mondiali del 1982, Totò Schillaci a Italia ’90, Cristiano Ronaldo in Champions League… sono sempre al posto giusto al momento giusto, freddi sotto porta, a ogni finta l’avversario abbocca, la buttano sempre dentro.

Kim Jong Un è come Re Mida che trasforma in oro ciò che tocca: la sua piccola Corea è assurta a patria spirituale di tutti coloro che si ribellano all’imperialismo, a simbolo universale di riscatto patriottico e sociale, il suo popolo di 25 milioni di abitanti è diventato una squadra di partigiani irriducibili che sfidano il mondo intero, il suo esercito uno dei più potenti del pianeta, lo Juche un’ideologia da studiare alle università, sua moglie Ri Sol-ju la first lady più bella del mondo. Ha fin trasformato Trump in un Presidente americano degno e i governanti sudcoreani fino a ieri vassalli di Paesi stranieri in politici credibili.

Il Maresciallo rimane coerente anche quando in apparenza sembrerebbe contraddirsi: quando toglie le gigantografie di Marx e Lenin da Piazza Kim Il Sung Jong Un e poi si erge a icona mondiale socialista, quando arresta l’americano che aveva rubato i manifesti nordcoreani in hotel e poi ne libera altri con grande magnanimità, quando fa i test nucleari e quando distrugge i siti dei test, quando minaccia la guerra e quando promette la pace, quando è vestito di nero da Vendicatore e quando si copre dello stesso bianco della meravigliosa tunica imperiale di Stalin, quando si allontana e quando incontra, quando si scontra e poi si accorda, come Stalin che si alleò con Hitler per prepararsi a distruggerlo.

Già, Kim Jong Un sta azzeccando tutte le mosse e dovrebbe essere escluso dallo scacchiere della politica internazionale per manifesta superiorità.

Sembra davvero stia avverandosi la profezia della Chiesa dell’Unificazione dei seguaci del Reverendo Sun Myung Moon. Per questa religione sudcoreana il popolo ebraico, non riconoscendo e crocifiggendo Gesù, gli impedì di riscattare l’Umanità e realizzare la completa vittoria di Dio sul male. Quindi ci vorrà un secondo Messia per portare a compimento il piano divino, che dovrà nascere come uomo in Corea. La Chiesa dell’Unificazione non ha mai rivelato il nome del Nuovo Messia Liberatore. Oggi quel nome c’è: Kim Jong Un.

Andrea Marsiletti